L'e-commerce e l'inquinamento
L'e-commerce inquina?
Nell’ultimo anno 22 milioni di italiani hanno acquistato prodotti online rimanendo seduti sul divano: clicchi, paghi e in pochi giorni il prodotto è recapitato in casa. In Italia nel 2017 si stima siano stati fatti 150 milioni di ordini, che vuol dire 150 milioni di pacchi spediti, e altrettanti citofoni suonati.
Se si acquista un maglione in un negozio la commessa lo infila in un sacchetto e te lo porti a casa. Se lo ordini on-line dovrà invece essere impacchettato prima in una busta di plastica e poi riconfezionato dentro una scatola di cartone. Nel 2016 sono state immesse 2 milioni 200mila tonnellate di plastica. Il consorzio per il riciclo degli imballaggi di plastica Corepla, riferisce che l’e-commerce ha rappresentato il 15% del totale della plastica immessa al consumo, ovvero 300 mila tonnellate.
Il 90% dei consumatori si fa recapitare il pacco a casa o in ufficio. Nel 2012 si stimavano circa 6 milioni di delivery al mese. Nel 2017 siamo arrivati a 15 milioni.
Soluzioni per ridurre i danni ambientali
Investire nei veicoli elettrici è il primo passo. Un’ipotesi più efficace è quella degli armadietti situati nelle aree di maggior transito. Ottimizzando i viaggi, possono diminuire i tempi di lavoro del 60% e i costi di consegna del 35%. I box possono essere situati nei supermercati, negli uffici, nei centri commerciali o nelle stazioni delle metropolitane, dove gli acquirenti possono recuperare la merce comprata on line, di giorno o di notte 7 giorni su 7, usando il codice di accesso per aprire il proprio armadietto.



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